“Sei al top. Non hai più nulla da imparare. Sei talmente bravo che basta un gesto e la gente avverte la tua leadership”.

Avere convinzioni del genere è molto pericoloso. Perché limita e porta stasi e, attenzione, in natura tutto ciò che non cresce, muore.

La crescita è un processo in movimento continuo. C’è sempre da imparare, spesso anche le esperienze di vita sono ottimi maestri. Un insuccesso, ad esempio, o una delusione possono essere insegnanti molto stimolanti. Se sappiamo cogliere l’insegnamento che le esperienze difficili portano in sé, possiamo fare la differenza nella nostra vita. Allo stesso modo, se rifiutiamo di cogliere il significato degli eventi che viviamo, ci ritroveremo a ripetere i medesimi errori, in una spirale dannosa e debilitante. Claudio Belotti, famosissimo coach, uno dei miei grandi maestri, dice: “Continua a sbagliare, ma fai errori diversi. Errori di un livello superiore”. È dagli sbagli che si cresce, che si apre la mente a nuove prospettive, che vengono ispirati i pensieri migliori, le sensazioni più produttive e edificanti, i significati che ci spingono avanti, verso soluzioni più adatte alle situazioni che stiamo vivendo.

Situazioni nuove, nuovi comportamenti.

Perché come diceva Einstein, “E’ folle ripetere le medesime azioni ed aspettarsi risultati diversi”.

È come se in palestra un trainer si ostinasse a credere che basti avere un corpo allenato, eseguire esercizi in modo perfetto e conoscere la tecnica in modo approfondito per trovare e fidelizzare nuovi clienti.

Il trainer poco esperto crede nella tecnica come fosse una Bibbia. Poi passano i mesi, gli anni e si accorge che, a parte uno scarso manipolo di seguaci fissati, gli altri lo ignorano, o peggio, lo evitano!

Puoi avere tutte le conoscenze del mondo, ma se non sei capace a comunicare, non avrai la possibilità di trasmetterle a nessuno!

Crea relazione prima. Fiducia. Dai ascolto, anziché pretendere attenzione. Impara a conoscere la persona che hai davanti, a cogliere e rispettare i suoi bisogni.

Ti porto un esempio dal mondo del fitness.

Immagina un istruttore di sala pesi fresco fresco di laurea in Scienze Motorie, che appena mette piede in palestra, con la sua magliettina nuova da trainer, adocchia un cliente che ha il doppio dei suoi anni e si allena (magari anche in modo scorretto) da prima che lui nascesse. Lo punta secco e gli dice:” Scusa, stai eseguendo male questo esercizio. Perché non lo fai così, invece?”.

Puoi immaginare le possibili risposte? Eccone alcune molto probabili:

  • Perché sono fatti miei.
  • E tu chi diavolo sei?
  • Sparisci marmocchio.

Non basta un titolo per guadagnare credibilità (tantomeno una maglietta) nel fitness, come in qualsiasi ambiente. Come non è una laurea quello che ti rende capace di lavorare. L’università e il mondo del lavoro sono due ambienti parecchio diversi e, come mi diceva il Rettore di Scienze Motorie di Genova durante una conversazione lo scorso anno, la laurea è solo il primo passo. “Si immagini un laureato in medicina” mi diceva il professore “se può essere pronto per un intervento chirurgico importante, appena terminata l’università. Ed è così per tutte le facoltà”.

Bisogna mettersi in gioco, acquisire nuove conoscenze, sviluppare soft skill. Occorre crescere, insomma, essere in grado di trasformarsi per tutta la vita. Perché non sei mai davvero arrivato.

Pensa a Greg Glassman, fondatore del marchio e del sistema di allenamento CrossFit. Un uomo d’affari ricco e famoso che ultimamente, a seguito di alcune dichiarazioni e un pessimo tweet risulati offensivi e razzisti, è stato costretto a dimettersi dalla stessa società che aveva fondato. Il suo errore di comunicazione grossolano e, forse anche prevedibile, ha causato perdite enormi per l’azienda. Centinaia di palestre nel mondo hanno ritirato la propria affiliazione al marchio, molti sponsor sono andati perduti e Reebok, sponsor ufficiale, aveva annunciato l’intenzione di interrompere i rapporti con l’azienda fino a quando non sono cambiati i presupposti a seguito delle dimissioni. Glassman era considerato un top leader, un manager stimato ed arrivato e, per una cattiva e superficiale comunicazione, ha rovinato tutto. Non sono state sufficienti le sue scuse e tantomeno dichiarare che era stato poco sensibile, ma che era stato frainteso.

È impossibile accertare quali fossero le reali intenzioni di Glassman e la sua effettiva propensione al razzismo, ma indubbiamente ha sbagliato.

Nessuno di noi è immune agli errori. Dobbiamo metterlo in conto e puntare a crescere nel modo migliore possibile. Non si è mai abbastanza arrivati per guadagnare l’immunità.

Occorrono costanza, determinazione, impegno e voglia di imparare davvero le lezioni che la vita riserva per noi.

Ci capiterà di cadere e dovremo rialzarci. Ammaccati, forse, ma rinnovati nel profondo.

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