A volte capita di trovare una lettura interessante, un articolo che ti sorprende, un libro dal quale forse non ti aspettavi nulla.

Come l’ispirazione, che arriva quando meno te l’aspetti.

Quando lasci andare ogni aspettativa.

Sei qui, leggi qualche riga e magari scorgi una parola che ti stacca dal flusso dei pensieri.

La mente ci racconta storie, ma c’è sempre spazio per un respiro profondo.

E mentre respiri lentamente, come se ti gustassi l’ossigeno che stai regalando ai tuoi polmoni, a volte diventi più consapevole di come l’attenzione sia sfuggente.

Ed è allora che riesci a mettere a fuoco.

Se sei una persona riflessiva, capace di buttarsi quando occorre, ma anche di analizzare le situazioni a fondo prima di formulare un giudizio, fermati.

Riesci a sentire il suono del silenzio?

Questo non è un koan, una di quelle ermetiche poesie giapponesi che racchiudono perle di saggezza, lungo la via verso l’illuminazione.

È semplicemente un’occasione per farti ascoltare l’insolito.

Come il gatto che guarda con interesse nel vuoto, come se ai suoi occhi fossero palesi meraviglie curiose che ai nostri occhi sfuggono.

Così, tra un suono e l’altro, tra il sussurro di qualche dispositivo tecnologico e il rombo di un motore in lontananza, puoi scorgere delle pause.

È lì che trovi il silenzio. Anche solo per un attimo. Nelle pause.

I pensieri sono golosi di silenzio. È un cibo prelibato e prezioso che nutre la loro essenza, come l’ego di chi si sente vuoto.

Dove sei arrivato?

Il respiro è nel silenzio. Tutto è nel silenzio. Quello che c’era qualche parola fa e che ci sarà anche dopo, con qualche secondo in meno e una distrazione in più.

Ma la distrazione è preziosa quando ti stacca da ragionamenti poco funzionali.

Coglila, così, fuggevole ed eterea come una risata, come un breve viaggio ipnotico al centro di te.

Perché avrei potuto raccontarti come fare, ma nulla sostituisce la tua esperienza.

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