“Vuoi essere mio amico?” tra bambini, ricordo, funzionava così. Ginocchia sbucciate e vestiti impolverati, per chi aveva la possibilità di giocare all’aperto, magari anche nel cortile della scuola, durante la ricreazione. E poi gli occhi luccicanti per la gioia della nuova amicizia e la fiducia che sentivamo nascere calda dentro, dopo il suo “Sì”.

La fiducia è la partenza, senza, anche da adulti, non si va da nessuna parte.

Se non mi ispiri fiducia, sarò chiuso, nasconderò i miei punti deboli, perdendo autenticità. Risulterò falsato nei modi, forse diverso da come ti ero stato descritto da qualche amico comune. Così alla fine, dirai: “Non mi ispira fiducia!”. Ma è nato prima l’uovo la gallina?

La fiducia è quindi alla base di ogni relazione e, perché funzioni, deve essere una base solida, reale, concreta.

Mi devo fidare del medico, del collaboratore, dell’estetista, del parrucchiere, dell’istruttore di kayak o di fitness, dei miei amici, del partner che frequento. Altrimenti non c’è storia, non c’è relazione che tenga.

E, attenzione, dev’essere reciproca. Se i miei clienti non si fidassero di me, se non lo facessero i miei allievi, il mio lavoro sarebbe del tutto inutile, perché anziché rispondere ai loro bisogni reali e profondi, sarebbe costruito sul nulla dell’apparenza. Bello e inutilizzabile come una bolla di sapone.

Rudy Bandiera, nel bellissimo libro “Crea contenuti efficaci” descrive la fiducia come il primo ingrediente nella ricetta della comunicazione, sia di persona che via social o in remoto.

La fiducia è il seme e da quel seme poi, nasce la pianta della relazione, che va curata nel tempo, affinché possa crescere sana.

Così accade che una ex collega che non sentivo da tempo mi chiami al telefono: “Che ne pensi di questo trainer? So che ha lavorato con te, in passato, che mi dici? Ho in mano il suo CV”.

Una telefonata mossa da un atto di fiducia.

Se ci pensi è una grande responsabilità. Se ci pensi le nostre parole hanno un impatto forte, anche se non siamo degli influencer. È bene ricordarcelo, soprattutto quando stiamo per dire qualcosa che potrà influenzare il giudizio su un’altra persona, potrà aprirle un mondo di opportunità o farle trovare una porta chiusa.

C’è un aforisma calzante che viene attribuito a Buddha:

“Prima di parlare, domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire”. Insomma, prima di rispondere, conta almeno fino a dieci. Poi pensa che le parole sono solo l’inizio.

La tua coerenza, infatti, viene percepita dalla congruità tra il tuo linguaggio verbale, quello non-verbale (il linguaggio del corpo, in senso ampio) e quello para-verbale (come moduli ed utilizzi la voce). Se ti dico, ad esempio, che sono felice di vederti e ho un’espressione esasperata dipinta sul viso e sbuffo come un treno a vapore, mi crederai? La mia espressione deve essere in linea con le mie parole e con il tono della voce affinché io risulti credibile e, quindi, degno di fiducia. Sì, coerenza e fiducia sono due caratteristiche strettamente correlate.

Comunicare coerenza ispira fiducia, dimostrare coerenza nel tempo, la rinforza.

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