C’ è un tempo per combattere, uno per esplorare, uno per ricaricare le pile prima di partire. Hai mai riflettuto su qual è l’atteggiamento mentale che hai quando ti metti in gioco? Cosa ricarica le tue batterie?

Provo ad indovinare quello che NON fai:

  • niente spalle curve, né una postura ripiegata
  • niente pensieri sabotanti della serie “Intanto non sono capace”
  • niente domande pesanti del tipo “Ma perché capitano tutte a me?”.

Sai perché credo tu abbia un atteggiamento diverso? Semplicemente perché se attivassi questi tre punti, ti freneresti prima ancora di metterti in gioco.

Forse hai una strategia studiata e, come uno sportivo professionista, ripeti attentamente la tua routine motivante o forse no, ma di sicuro quando stai per affrontare una situazione impegnativa, assumi un atteggiamento proattivo e indossi pensieri che ti motivano (come direbbe Roberta Liguori master trainer PNL).

Molti anni fa, terminate le scuole, mi ero presentata ad una selezione per inserire il mio nominativo in una banca dati per neodiplomati in cerca di lavoro. L’agenzia che aveva organizzato il progetto era privata e vendeva corsi di formazione di vario genere. Ero stata loro allieva ad un corso di lingue, anni prima, e avevo assistito alla presentazione del progetto banca dati. Così, quando fui convocata per un colloquio, conoscevo il nome del mio esaminatore (che aveva tenuto la presentazione) e parecchi altri dettagli.

“Quindi signorina Stecca” mi disse a fine colloquio l’esaminatore “sa, per noi è molto importante conoscere i nostri interlocutori e le chiedo: perché dovremmo inserire proprio lei?”.

“Perché sono completamente d’accordo con lei dottor Pippo” ricordo ancora adesso quanto sgranò gli occhi quell’uomo al suono del proprio cognome “è fondamentale conoscere la realtà dell’interlocutore per poter rispondere alle sue esigenze”. Ero una giovane ragazzina poco sicura del proprio valore personale e per questo molto attenta ai dettagli, molto concentrata sul mondo dell’altro, in cerca di un punto comune su cui poter aprire un discorso. La sfida mi motivava parecchio allora. Ogni conquista era una prova di un valore che percepivo poco e cercavo di dimostrare soprattutto a me stessa. Tony Robbins, coach di fama mondiale, sostiene che sono due le principali paure dell’essere umano. “Non essere abbastanza” è la prima. Più che una paura, per me era una certezza. Ero cresciuta sentendomi ripetere che una donna può darsi da fare quanto vuole, ma rimane comunque debole, che il massimo dei voti in Italiano ed Inglese non è abbastanza, se vai male in matematica e frasi affini. Avevo quindi tutta una serie di convinzioni che mi causavano disagio e che sentivo di dover costantemente confutare per dimostrare il mio valore. Il dottor Pippo (personaggio reale, ma con un nome di fantasia) me lo riconobbe subito, invece, inserì il mio nome nella banca dati e mi segnalò ai responsabili come una giovane particolarmente talentuosa. Solo perché mi ero informata e, dimostrando di ricordare il suo cognome, lo avevo fatto sentire “riconosciuto”.

L’atteggiamento agguerrito aveva avuto la meglio sulle mie pessime convinzioni che, sempre grazie a Tony Robbins riuscii a sconfiggere una volta per tutte, solo molti anni più tardi durante un corso che seguii con lui in persona, in California. “La vita accade per te, non a te” sostiene Robbins. Tutte le tue esperienze accadono a tuo beneficio, intende, anche quelle che potrebbero sembrare negative. Il significato che riesci a coglierne, come l’insegnamento che portano, fa la differenza e ti rende la persona che sei.

È una questione di prospettive e la comunicazione ha della magia in questo. Una comunicazione efficace ci offre prospettive diverse, utili, funzionali. Ci dà gli strumenti per tenere la rotta, anziché finire in balia dei flutti. Perché come dice Seneca: “Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa in quale porto approdare”.

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