“Nulla di certo se non l’incertezza. Nulla di stabile se non il cambiamento”.

così nell’ultimo articolo vi parlavo della certezza e della sua illusoria solidità, ma già agli albori degli anni 50, Abraham Maslow, noto psicologo, elaborò la famosa Piramide sulla “Gerarchia dei Bisogni” e pose al secondo posto, subito dopo i bisogni fisiologici, quello di sicurezza.

Concreto o astratto che sia, soddisfare il bisogno di certezze è infatti basilare per l’essere umano, lo sostiene Tony Robbins nella sua Teoria dei Bisogni Fondamentali e ce ne rendiamo conto anche da soli.

“Ho tolto la pentola con l’acqua dal fuoco?”

“Ho messo la sveglia?”

“A che ora era l’appuntamento?”

Uno dei nei della comunicazione è che, quando se ne parla sembra astratta, distante, teorica.

Ma queste domande ci fanno rendere conto di quanto sia invece una parte concreta e preponderante del nostro vissuto quotidiano.

E nel mondo del fitness non fa eccezione.

Come comunichiamo certezza e quindi come diamo modo di soddisfarla agli iscritti in palestra?

Certezza è, per un cliente, avere la possibilità di garantirsi un allenamento.

Un sistema valido di prenotazione per una classe di crossfit o di spinning, ad esempio, la soddisfa, e anche poter contare sulla presenza del proprio istruttore preferito.

“Caspita, oggi non c’è Filippo?”

“No ma c’è Franco, la lezione è comunque garantita”

“Noooo…”.

Dialoghi del genere sono all’ordine del giorno e chiunque gestisca un centro ve lo potrà confermare.

Perle dagli spinning group:

“Non c’è la mia bici!”

“Come no, ti abbiamo riservato quella”

“Ma QUELLA NON è LA MIA biciiii!!!” e giù lacrime a fiumi.

Della serie “La certezza e le sue oscurità”.

Un istruttore in sala pesi trasmette certezza, se è presente e capace, come un Personal Trainer che segue passo passo il suo cliente.

Le correzioni infondono sicurezza e sviluppano una correlazione mentale del tipo:

l’istruttore mi ha corretto = mi segue, sono tranquillo: se c’è lui che nota i miei errori, mi consiglia come migliorare la tecnica, posso allenarmi in totale sicurezza.

Oltre alle correzioni, le progressioni didattiche fanno la differenza. Il trainer efficace parte dalla variante più facile per portare l’allievo a quella più complessa, dalla meno intensa a quella più strong.

In questo modo il cliente si sente rassicurato e accompagnato gradualmente verso un percorso di crescita. La situazione opposta genererebbe talmente tanta incertezza da indurlo a mollare, come capita durante alcune lezioni coreografiche.

Molti neo-istruttori, nel tentativo di rasserenare la classe, esordiscono con una pericolosissima presupposizione:

“Iniziamo con una cosina facile facile”.

Peccato che l’allievo per cui la progressione iniziale risulta invece complicata penserà:

“Caspita se ha detto iniziamo con una cosa facile e per me è già un casino, chissà come si complica la storia dopo! Non fa per me! Io mollo”.

Che dire, poi, se all’istruttore del corso di Zumba capitasse un imprevisto e non riuscisse ad arrivare in tempo! Il Fitness manager probabilmente farebbe di tutto per trovare una lezione ed evitare di lasciare la classe scoperta, ma se l’unico istruttore libero fosse un insegnante di funzionale, potrebbe proporre in alternativa una bella lezione a corpo libero. In quel caso, l’unica cosa certa sarebbe la defezione delle “zumberine”! E vale anche il contrario: prova a proporre ad un crossfitter una lezione di zumba!

Di fatto se sul planning c’è scritto il titolo di una lezione, quella si aspetta di trovare il cliente, quella e quella soltanto potrà soddisfare il suo senso di certezza.

Del resto, se tu volessi comprare un chilo di fagiolini e il verduraio ti servisse la medesima quantità di melanzane, ti andrebbe bene lo stesso?

Come puoi notare, sono molte le sfaccettature della comunicazione coinvolte nella soddisfazione di un bisogno.

Per ognuna può crearsi un problema o un’opportunità.

Tutto dipende da come vengono intercettate e gestite.

Le soluzioni che funzionano sono quelle che faranno la differenza, che riempiranno o svuoteranno una classe, che faranno seguire o evitare un trainer, che motiveranno o spingeranno un iscritto all’abbandono.

L’ideogramma “crisi” in Giapponese è composto dai simboli che raffigurano pericolo e opportunità.

Su quale di questi due aspetti tendi a focalizzarti, quando devi affrontare un momento di crisi?

Quello su cui ti metti attenzione determina le tue emozioni, poi le tue azioni e quindi la tua vita.

Ricordalo, quando scegli come comunicare, anche solo con te stesso.

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