Dicembre è arrivato portando con sé l’atmosfera del Natale.

Ne avverti il fascino o la frenesia?

Molti di noi vivono questa dicotomia paradossale che rischia di tenere in stallo anche i cuori bambini.

Tutto scorre. Fiumi di luci, di impegni, di messaggi. Persino il traffico, prima o poi. Anche quando ti sembra di non arrivare mai.

A volte, fermo ad un semaforo o in coda fuori da un negozio che ha raggiunto la capienza massima, puoi concederti persino di far scorrere i pensieri.

C’è chi ama perdersi nei propri pensieri, ma deve tenere a bada i ricordi.

Perché magari ha perso qualcuno a cui teneva, in passato, durante le feste. E per lui, da allora, neppure il panettone ha più un sapore abbastanza dolce.

Poi c’è chi si lascia andare all’emozione e chi tira dritto, imbottito di impermeabile razionalità.

Siamo tutti diversi e, non so tu, ma io continuo a pensare che questa differenza porti arricchimento, se viene accolta con l’apertura necessaria.

Lo penso anche se i social urlano messaggi di separazione, appiccicano etichette blindate in cui cercano di definire tutti. E purtroppo c’è chi ci rimane incollato sotto. C’è chi ci crede.

Come fare? Hai presente quei grossi cani molto pelosi, che adorano l’acqua? Quando emergono dai flutti e raggiungono la riva, si scuotono con irruenza e forza spruzzando gocce in ogni dove. Ecco, quello è l’atteggiamento da tenere con le etichette. Scrollarle vie, come gocce che, quindi, si dissolvono.

In pratica? Osserva, respira, rifletti.

Ogni giorno il tuo cervello viene raggiunto da così tanti stimoli, che il rischio è quello di abbassare la guardia e di non accorgerti che quell’equivalenza creata ad hoc da un giornalista è solo una falsa presupposizione forzata o che quel pensiero non è tuo, ad esempio. Che è un’etichetta che ti si è attaccata alle ciglia mentre lasciavi scorrere nastri di foto e post sotto le dita.

Come fosse normale.

Ma non lo è.

La scienza ci dice che in un solo giorno, oggi, il nostro cervello riceve un quantitativo di stimoli tale da mettere in crisi la nostra capacità di attenzione.

Il premio Nobel Herbert Simon sostiene che l’eccesiva ricchezza di informazioni genera povertà d’attenzione”.

Già nel 1964 il sociologo Bertram Gross coniò il termine “sovraccarico cognitivo”.

Gross definì così quella situazione che ci troviamo a vivere quando abbiamo troppe cose da tenere a bada e che ci causa quindi un vero e proprio affaticamento nel portare attenzione. La reazione del cervello umano, che Gross descrive, è quella di cercare scappatoie per mettersi al riparo da quell’intollerabile fatica, scaturita dal dover considerare troppi elementi con troppe variabili.

Vogliamo poi pensare all’aumento di fattori e variabili nella vita umana dal 1964 ad oggi?

Considera anche soltanto l’utilizzo giornaliero degli smartphone, tecnologia inimmaginabile per quei tempi!

Quindi bisogna mantenersi vigili.

Sì, perché se vuoi evitare che qualcuno si approfitti a tue spese di questa attitudine mentale, perché impossibilitato dalle funzioni del tuo stesso cervello, a portare maggior attenzione, devi vivere in modo critico.

Il dubbio è sintomo di intelligenza, poiché induce alla riflessione. E quando rifletti, il focus dei tuoi pensieri va solo in una direzione. Allora puoi reggerlo. Puoi mettere a fuoco e ragionare.

Il dubbio ha portato l’essere umano ad evolversi, quando si chiedeva “Ma siamo sicuri che questo sia l’unico modo di agire?” e poi ancora “Siamo sicuri che sia il modo migliore, o ci sono altre alternative?”.

Certo, porsi domande è faticoso.

Perché poi ti mette davanti a delle scelte e decidere è un’attività che causa all’essere umano un grande dispendio di energia.

Pensa che si è stimato che un uomo sia costretto a prendere svariate migliaia di decisioni ogni giorno.

Beh, qui non è più una questione di scelta, qui si parla della tua capacità di pensare in modo libero, di capire se davvero quel krapfen è la merenda migliore per te o se lo vuoi soltanto perché l’acquolina è frutto di uno stimolo esterno creato apposta per fartelo desiderarle.

Paolo Borzacchiello, formatore ed autore di best seller sulle interazioni umane, consiglia di semplificare alla base, di ridurre le scelte giornaliere prevedibili. Borzacchiello sostiene di avere per questo motivo un guardaroba limitato. Questo gli permette di risparmiare energia cognitiva e di impiegarla in scelte di miglior qualità.

Interessante prospettiva.

Per semplificare ancora, comunque, ricorda di fermarti. E respira. L’ossigeno al cervello può fare miracoli.

Sto per far uscire un meraviglioso programma in collaborazione con uno psicologo, coach e formatore di grande esperienza sulla gestione dello stress, Paolo Assandri.

Il programma che utilizza il respiro, le parole ed altri preziosi strumenti utilissimi per gestire anche situazioni come quelle che ti ho appena descritto.

Se il tema dell’articolo ha stimolato la tua attenzione, quindi, segui gli sviluppi, arriveranno a breve più ricchi dettagli e una stuzzicante opportunità per Natale.

Foto: unsplash