I leader sono persone che sanno ispirare, ascoltare, scendere in prima linea e persino mettersi da parte.

La vittoria del gruppo, infatti, è molto di più del successo individuale del singolo.

Il leader lo sa, lo vive.

In azienda puoi scovare i leader alla macchinetta del caffè, oltre che dietro una scrivania e non necessariamente nel ruolo ufficiale di capo. Sono persone capaci di valorizzare gli altri, di sostenerli e, allo stesso tempo, esprimere valore attraverso il proprio comportamento.

Nei gruppi di amici puoi scorgerli seguendo il rumore delle risate che fanno eco alle loro battute o i commenti colmi di ammirazione.

Durante i corsi di formazione sono quelli che tengono le fila del gruppo durante le esercitazioni.

È un momento che adoro. Ogni volta che, durante un percorso di formazione, arriva la parte pratica, mi piace moltissimo osservare le dinamiche del gruppo, l’alternanza dei ruoli, il prendere o cedere il passo.

I leader naturali sono quelle persone che, magari il giorno dopo l’evento, condividono riflessioni con me, perché si sono messe in discussione.

I più giovani si chiedono: “Quanto avere un ruolo da capo fa perdere in termini di gradimento?” in altre parole: “Meglio essere un capo o risultare simpatico?”.

Ecco. Bisogna uscire da questa dicotomia forzata e respirare profondamente. Puoi essere capo e risultare anche simpatico. Certo, ogni tanto ti capiterà di riprendere un collaboratore, magari di tenergli il tempo e risultare poco piacevole. Ma se lo farai in modo rispettoso, condividendo l’obiettivo, sarai sempre sulla strada giusta.

E poi, puoi essere un membro qualunque della squadra e risultare comunque antipatico, perché non è una questione di ruolo, quanto di attitudine.

Ci sono vari tipi di leadership e c’è una ricca bibliografia da consultare sull’argomento.

Vediamo quindi solo alcune curiosità ispirate alle teorie di Lewin, un grande classico.

Leadership autoritaria

La parola “autoritario” fa storcere il naso a molti. La si associa a persone che impongono la propria visione senza mezzi termini, dure, poco sensibili. Ma è solo una visione parziale e condizionata dalla cultura media imperante.

La leadership autoritaria, invece, è l’ancora di salvezza per i collaboratori meno esperti che necessitano di indicazioni, formazione e si trovano all’inizio di un percorso professionale che non hanno ancora maturato.

Si nutre di linee guida e procedure per snellire il lavoro, definire compiti, ruoli e verifiche. Tool preziosi che guidano e aiutano chi si affaccia ad un nuovo impiego, chi si trova sulla linea di partenza, quella del “copia e incolla”.

È la leadership di chi si appresta a soccorrere un infortunato e prende in mano la situazione, come viene insegnato durante i corsi di primo soccorso. Indispensabile per evitare panico ed assistere in modo adeguato l’infortunato fino all’arrivo dell’ambulanza.

Poco adeguata per ispirare creatività, far sbocciare talenti e sviluppare una profonda autonomia della persona.

Leadership democratica

Il gruppo decide sul da farsi. Tutti possono esprimere la propria visione in un meraviglioso quanto spesso interminabile brainstorming.

Ottima per momenti di team building, inadeguata per risolvere situazioni urgenti.

Leadership permissiva

Come il termine “autoritario” anche “permissivo” può essere interpretato in modo fuorviante quando si tratta di questo argomento.

“Permissivo”, infatti, significa comunemente “incline a tolleranza, generalmente eccessiva”.

In questo caso, invece, si tratta della leadership delegante.

Il capo ha mille attività da gestire ed è impossibilitato a seguirle tutte. Affidarsi al lavoro di validi collaboratori e, quindi, delegare loro parte dell’impegno, diventa fondamentale per la riuscita del compito e il raggiungimento degli obiettivi.

Richiede ottime capacità di analisi e fiorisce grazie a team coesi, composti da collaboratori responsabili, la scelta dei quali all’origine è sostanziale per il successo.

Poco adeguata in situazioni in cui la presenza del capo è rilevante per fare la differenza.

Leadership perfetta

Come si può a questo punto intuire, non esiste la leadership perfetta che vada bene per ogni occasione, ma esiste quella più adatta alla singola e specifica situazione.

Il leader migliore è quello più flessibile, in grado di passare da una modalità all’altra a seconda della necessità.

È colui che riesce a mutare rimanendo se stesso, come l’acqua.

Come puoi nutrire la tua leadership?

Scoprilo mettendoti in gioco sul lavoro, come nella vita.

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