Hai un ospite a cena. Apparecchi la tavola con cura, ci tieni, dopo tanto tempo, non vedi l’ora di rivederlo. Scegli i bicchieri più belli che hai in casa, sono in vetro semplice, colorato, ma quando la luce li attraversa, disegnano splendidi arcobaleni che decorano la tavola come sorrisi, anche se il sorriso più bello e luminoso è quello che dipinge le tue labbra. Il più caldo benvenuto.

Sciogli ora questa immagine onirica in una buona dose di realismo. La situazione è davvero vicina a quella che molti di noi stanno vivendo, di ritorno al lavoro, all’inizio di questa fase di riapertura.

L’ospite è il nostro cliente, la cena i nostri servizi (o prodotti) e la cornice è il modo in cui glieli offriamo e lo facciamo sentire accolto.

Il bisogno che sta alla base di questa equazione è quello di connessione. “Io ti vedo” per dirlo con il film “Avatar”, ci tengo a te e quando ti chiedo: “Come va?” sono sincero. Quando mi rispondi, ti ascolto. Lo puoi leggere nel mio sguardo, sentirlo dal tono della mia voce, dal mio modo di pormi.

Nel piacevole mondo della connessione, quando vai in palestra, l’addetto alla reception ti sorride con calore appena ti vede arrivare, la commerciale sa che dovevi sostenere un esame e ti chiede com’è andata e, quando entri in sala, il tuo istruttore si ricorda di proporti variazioni degli esercizi, perché gli hai raccontato di avere una noiosa sciatalgia, poi ti coinvolge insieme a tutti gli altri partecipanti al corso di gruppo, creando un’atmosfera gradevole, quasi familiare.

Esiste una ricerca davvero interessante che ha avuto luogo nell’Università di Harvard. Si tratta della più lunga ricerca della storia, iniziata nel 1938 e durata ben settantacinque anni. Il tema analizzato fu:

“Cosa ci mantiene in salute e felici, durante il corso della vita?”

Vennero scelti 724 partecipanti che si sottoposero a ripetuti controlli di verifica e ne arrivarono alla fine solo circa sessanta. I risultati furono netti ed interessantissimi. I ricercatori scoprirono, infatti, che chi a 50 anni aveva buone e soddisfacenti relazioni, a 80 anni era in buona salute nel corpo e nell’umore, molto di più rispetto a chi non ne aveva coltivate.

La risposta sono le buone relazioni. Ecco quanto è importante la connessione per noi esseri umani.

E non ci accontentiamo del “buongiorno/buonasera” scambiato al volo, mentre teniamo aperto il portone al vicino di casa che arriva di corsa. No. Abbiamo bisogno di qualcosa di più prezioso, di quei rapporti veri, fatti di emozione, di sorpresa e valore, perché nulla può mai essere dato per scontato.

E quando la cena è finita, il tuo ospite se n’è andato e ti metti sotto le coperte, avverti ancora quel buon sapore sulle labbra che si mescola al tuo sorriso soddisfatto.

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