“Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare” diceva il replicante modello Nexus 6, interpretato da Rutger Hauer, sotto una pioggia torrenziale, nella scena finale del film “Blade Runner”.

Ecco il punto. Noi siamo umani, invece. Non possiamo immaginare la vita intensa vissuta da un androide nel mondo di “Blade Runner”, ma proviamo emozioni. Una ricchezza che manca totalmente anche al robot più sofisticato. Una ricchezza strana, in verità, perché può renderci ricchi, ma anche schiavi.

Quanti di noi sono convinti che sia naturale subire l’influenza di alcune sensazioni, infatti!

“Ti ha mollato? È normale che sei giù”. Ma se invece fosse stata una fortuna?

Se tu avessi scoperto che quella persona ti tradiva, ti sviliva e stava con te per beneficiare del tuo supporto economico, prima di mollarti per il nuovo grande amore della sua vita? Beh, potresti anche festeggiare, anziché sentirti giù se ti ha lasciato! Poi, magari, mettere in discussione i criteri con cui valuti la scelta della persona giusta, ma questa è un’altra storia.

Di fatto il jolly resta la comunicazione che hai con te stesso: il focus su cui punti la tua attenzione, il significato che dai all’esperienza.

È quindi possibile scegliere le emozioni che proviamo? Di sicuro in modo diverso da quello che usiamo per acquistare un nuovo paio di jeans, o un nuovo taglio di capelli. Niente riviste patinate da sfogliare per trovare ispirazione, ma qualcosa di meglio. Vivere al massimo delle nostre possibilità. Tony Robbins (mio mentore ed insegnante, coach di fama internazionale, imprenditore) ritiene che possiamo gestire il nostro stato emotivo e, grazie al suo metodo, offre una strada percorribile e adattabile a ciascuno di noi. Mente e corpo sono indissolubilmente collegati e Robbins suggerisce di partire dal corpo per poi agire proprio sulla mente.

Semplice, se sai come farlo e, se ti alleni a farlo, soprattutto possibile.

A volte non ci mettiamo in gioco solo perché non abbiamo mai contemplato la possibilità di giocare. Altre volte qualcuno ci dice: “Ma lo sai che sei proprio bravo in questo?” e ci si apre un mondo. Iniziamo a guardare a noi stessi in modo diverso, a valutare nuove strade, a riconoscere le nostre risorse. Perché aspettare che ce lo dica qualcun altro?

Non saremo perfetti come un Nexus 6, ma siamo dannatamente e meravigliosamente umani.

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