Hai di fronte nuovi orizzonti. Il mare sembra immenso e sconosciuto. Hai una barchetta dal nome di chi la sa lunga, ma poi, quante tempeste avrà già superato davvero?

La guardi, ti sembra poco più grande di un guscio di noce, rispetto a quella vastità blu che si muove davanti, respirando rumorosamente.

Tu sai, perché la vita te lo insegna di continuo, che dove porti l’attenzione, lì comincia la tua realtà.

Sai che dirti “Sono piccolo” non ti farà di certo sentire grande.

Sai che guardare a quella barca con sfiducia, ti renderà solo una persona dubbiosa e tremante.

Che fare?

Se ti prepari a solcare il mare, porti con te tutto quello che ti occorre. Ogni mestiere richiede i suoi strumenti e quello del vivere non fa eccezione.

Spesso siamo concentrati sul fare. Il fare mangia il fare. Più sei attivo, più ti attiveresti. Se resti troppo a lungo sul divano, cominci ad acquisirne le sembianze.

Ma c’è un equilibrio tra il fare ossessivo e l’accidia totale. Ci sono sfumature, colori, intensità diverse. C’è tutto un vivere che sperimenti attraverso i sensi, il pensiero, le emozioni.

Quali sono gli strumenti del vivere?

Ti trovi in un contesto sociale e, oltre a parlare tra te e te, quando hai pensieri particolarmente ricorrenti, interagisci con gli altri, comunichi.

Comunicare è quello che fai costantemente, dato che, come recita il noto assioma, “E’ impossibile non comunicare”.

Relazioni e interazioni sono all’ordine del giorno per tutti. E allora quali strumenti ci occorrono per farlo, se già comunichiamo costantemente? Lo facciamo in modo naturale, spesso ci muoviamo senza pensarci troppo, senza mettere in conto gli effetti di scegliere una parola piuttosto che un’altra, o un tono, un gesto. Risultato? Ci troviamo ad inseguire collaboratori, partner, amici per spiegare che “no, giuro non intendevo quello”, a faticare, a fraintendere a nostra volta, ad interpretare.

Quindi comunicare in modo naturale è diverso da comunicare con efficacia.

“Io sono fatto così” è il mantra i chi se ne frega, ma se ne frega davvero? O magari ci tiene alla propria immagine in un certo ambiente o al giudizio di una persona che stima?

Sono scelte. Scelgo di camminare veloce, perché mi viene naturale, o di prepararmi alla maratona, se voglio affrontarla. Quanto voglio andare lontano? Quanto desidero allontanarmi da riva per raggiungere nuove spiagge, vedere nuovi panorami, sentire profumi diversi, assaggiare cibi esotici e speziati? Ecco, perché non è tanto una questione di spirito di avventura, ma piuttosto di libertà di vivere.

La scelta è una forma di libertà. Ma se è l’unica scelta che ci resta, lo è ancora?

Così torno a guardare il mio gozzo con occhi diversi e scorgo un gabbiano che sembra goderselo. Del resto, se lo ha scelto lui, pare ora anche a me un’ottima opzione.

Sì, mi preparerò al viaggio in modo adeguato. Che sia una breve gita in barca o il giro del mondo di tutta una vita.

Non potrò prevedere tutto e nemmeno controllare tutto, ma sceglierò i migliori strumenti e vivrò al massimo l‘esperienza.

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