Qual è l’atteggiamento migliore per affrontare questo periodo di difficile?

C’è smarrimento. C’è chi si fidava di un faro per farsi indicare la via e stava seguendone il fascio luminoso per arrivare ad un porto sicuro. Ora però, ha scoperto che erano solo lucciole, che non c’era alcun punto fermo ove attraccare, al di là di quella luminescenza evanescente. Che la via non è così chiara per nessuno.

C’era chi ascoltava le parole dei saggi, che trovava conforto nei loro discorsi motivanti. Ora ha scoperto che erano voci di sirene, splendidi mostri interessati a loro solo come prede di cui sfamarsi.

C’è chi si sentiva rassicurato dalla vicinanza di persone sicure, dalla forza dei loro gesti, che percepiva come un saldo supporto. Ora ha scoperto che erano solo vecchi instabili, dalle ossa di vetro.

“Siamo qui, tutti nella stessa tempesta, seppur su barche diverse” dice Niccolò Branca A.d. della Società Branca, ai più nota per il Fernet.

Cosa possiamo fare? Come possiamo uscirne al meglio?

Guardo l’orizzonte e ammiro la luce del sole scintillare sul mare in infiniti riflessi. Sento il rumore delle onde che s’infrangono sugli scogli, l’odore della salsedine.

Il modo migliore per uscire dalla tempesta? L’ennesima ricetta per la pozione magica segreta? Dovremmo ormai aver imparato a diffidarne.

Quelli di cui possiamo fidarci davvero siamo proprio noi stessi, con le nostre risorse personali, la nostra capacità di valutare, anche da chi farci sostenere ed informare.

Branca, imprenditore illuminato, durante un’intervista a cura di Sebastiano Zanolli, su Facebook, pochi giorni fa, suggerisce uno spunto di notevole interesse: “Siamo tutti illuminati, nel senso che l’illuminazione è una via da perseguire DENTRO di noi. Dobbiamo imparare ad aprire la nostra consapevolezza e coglierla”. Meravigliosa profondità da scoprire. “Focalizziamoci su quello che possiamo fare” continua, ricalcando l’atteggiamento perfetto per agire.

Partiamo da noi. Dai nostri punti di forza, da quello che possiamo immaginare, pianificare, realizzare. Riscopriamo lo studio, per rinnovarci. E’ questa emergenza a chiedercelo. Lo dobbiamo a noi stessi. Raccogliamo informazioni e spunti da fonti degne di nota e fiducia, gli stimoli necessari alla crescita. Respiriamo il profumo del cambiamento. Lasciamoci ispirare e cogliere dall’intuizione per creare, per crederci, per credere in noi stessi, soprattutto se non possiamo contare sull’aiuto di altri, perché ognuno sta affrontando le proprie difficoltà. Soprattutto se le riserve economiche sono scarse e, magari il governo ci identifica come una categoria che deve cavarsela a prescindere, dato che le risorse sono limitate.

A cosa serve sprecare il tempo a lamentarci? Porterà mai qualcosa di utile?

Viviamo il nostro tempo al meglio, è nostro soltanto e, una volta speso, non tornerà mai più.

Cosa stiamo dicendo a noi stessi? Portiamo attenzione. Sosteniamoci con il nostro dialogo interno, in modo che sia utile, sincero, forte come l’abbraccio che daremmo ad un amico. Quell’abbraccio che magari ora ci manca, che vorremmo dare a quella persona così importante e così lontana a causa di questo distanziamento sociale che, però, ci protegge entrambi. Ci protegge tutti.

Ecco. Credo che se dobbiamo focalizzarci su noi stessi per partire, è su tutti che dobbiamo focalizzarci per arrivare.

Credo sia utile essere responsabili: renderci in grado di rispondere a questi eventi e sentirci responsabili dell’impatto delle nostre azioni su noi stessi e sugli altri.

“Siamo tutti nella stessa tempesta”, sì, e “ognuno è il capitano della propria anima”.

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