Sembra una gara a chi ha la giornata più piena. A chi riesce ad incastrare più impegni acrobatici, call, riunioni.

E poi forse c’è anche una vita che chiama, ma trova il tuo numero sempre occupato.

Vuole chiederti:

“Cosa fai per te stesso, quando, quanto?”

Silenzio.

“Il numero da lei chiamato risulta irraggiungibile o spento. Riprovi più tardi”

La vita sussurra: “Prima che sia troppo tardi” e riaggancia.

Quello che ti trova, invece, è l’ennesimo gancio all’anima, quando osi fare davvero qualcosa per te stesso.

O riesci abilmente a schivare l’attacco scorretto di sensi di colpa assordanti e minacciosi?

Dedicare tempo a sé stessi pesa come toglierlo ad altri, ad altro.

Questa pressione temporale ed emotiva genera inevitabilmente stress.

Soluzioni universali? Nessuna. Ma ti invito a riflettere, a prenderti un attimo.

Come il pugile tra una ripresa e l’altra.

Perché di attimi è fatta la vita. E vola.

Puoi respirare. Lo stai facendo?

Puoi rallentare, ossigenare corpo e pensieri.

Puoi guardarli come se tu ti spostassi tra il pubblico che osserva il combattimento.

Sembra quasi uno spettacolo emozionante da lì, vero?

Puoi spostarti, puoi anche gettare la spugna e dire: “Basta”.

Puoi ignorare il giudizio, soprattutto quello più duro: il tuo verso te stesso.

Quella voce che qualcuno ha coltivato con cura per dirti che non basta mai. Non basti mai.

Se ti capita, ignora quella voce come faresti con uno stupido gossip.

Elimina il “Ma” che segue, se ti viene alla mente.

Datti una chance in più.

Hai vinto. Come? Uscendo dal gioco. Mollando una presa troppo stretta, dando respiro alla tua vita.

Se ci rifletti, puoi vincere solo in modo paradossale una gara che non è una vera gara.

La resa diventa vittoria.

A volte corrisponde semplicemente ad una maggior consapevolezza.

Può essere un attimo, ma profuma di eternità.

(Foto: Unsplash)