Capita a tutti nella vita di dover affrontare situazioni pesanti, prima o poi. Quei periodi che ti fanno sentire arenato o con un grosso peso sullo stomaco. È come se, in cerca di soluzioni, mentre stai tentando di osservare la realtà in modo obiettivo, come faresti con un dipinto, all’improvviso qualcosa ti ci scaraventasse dentro con forza, fino a sommergerti.

Pensieri ed affanni ti travolgono improvvisi ed implacabili come onde oceaniche e prendere fiato diventa difficile.

Tutto pare troppo vicino, tanto che non riesci a mettere a fuoco. Se ci sono rumori, ti risultano fastidiosi, come le opinioni gratuite.

Hai bisogno di prendere nuovamente distanza dagli eventi per focalizzare, ma le emozioni o lo stress ti sfiancano e realizzi che ti occorre una prospettiva diversa. Cerchi supporto da qualcuno fidato che è al di fuori del problema: un amico, un parente? Il problema è che se la persona che hai scelto rientra nella sfera dei tuoi affetti, finirà per farsi coinvolgere emotivamente e magari vi farete insieme un bel pianto liberatorio, ma non troverete, così, una soluzione.

Giusta distanza. Come raggiungerla?

C’è stato un periodo in cui lavoravo per un centro fitness, ma sentivo che era giunto il momento di fare il salto e cominciare a lavorare per me stessa, per realizzare i progetti a cui pensavo da tempo. Nonostante fossi decisa, alcune emozioni mi frenavano come macigni. Mille preoccupazioni si affacciavano nella mia mente legando il mio slancio ad un palo. “e se… e se…”. Dopo lunghe riflessioni, reputando il mio comportamento razionalmente insensato, decisi di farmi supportare da un coach.

Ho letto sul web parecchie critiche… acritiche e generaliste sull’argomento. Girava persino il video di una influencer, tempo fa, che condannava l’avere un coach come se fosse un atto di deresponsabilizzazione.

Ecco. Il coach non te lo permetterebbe mai, perché, anzi, il suo compito è esattamente l’opposto: aiutarti a riprendere il tuo senso di responsabilità e cioè la tua capacità di rispondere agli eventi, la consapevolezza di poter influire su quello che accade o, per lo meno, sul significato che gli attribuisci.

“I’m not your guru” dice Tony Robbins in un celebre documentario su Netflix: la responsabilità è tua, sei tu il miglior maestro di te stesso.

Da tempo stavo leggendo i libri del prof. Giorgio Nardone, sviluppatore della terapia strategica breve e del coaching strategico in Italia, un modo totalmente rivoluzionario di concepire il problem solving.

E se il problema non fosse il problema, ma fossero invece la le soluzioni che hai tentato per risolverlo incessantemente e senza successo? Fa riflettere il prof., con questa domanda.

Per mettere a fuoco le soluzioni fallaci occorre una lente, una guida che ti accompagni lungo il sentiero dell’avversità che stai attraversando, capace di farti le giuste domande per ricordare a te stesso chi sei e dove stai andando.

Tutte le risorse necessarie per risolvere, infatti, sono già dentro di te, ma tu stai guardando altrove.

Stai cercando fuori, ascoltando pareri di altri che hanno funzionato in situazioni vissute da altri, che hanno altri modi di essere e di ragionare. Stai trovando “altro”, mentre hai semplicemente bisogno di te stesso.

Il coach è la turbolenza che ti scuote dalla linearità del tuo viaggio e ti spinge a guardarti dentro, anziché cercare fuori.

Mi feci seguire da un coach strategico quindi e, ascoltando i suoi consigli ed eseguendo gli esercizi utili per arrivare al mio obiettivo, in quattro incontri riuscii a raggiungerlo. Mi licenziai e mi misi in proprio.

La particolarità di questo tipo di coaching è che il numero di incontri previsti è limitato. Nel mio caso concordammo per cinque. Oltre questi, mi aveva detto il professionista, non mi sarebbe stato utile il suo supporto.

Adesso sono diventata anch’io coach strategico.

Ho frequentato un corso della scuola Nardone & Partners, ho studiato con entusiasmo e superato con soddisfazione l’esame e mi rendo conto che dietro al suggerimento di limitare il numero di incontri c’è molto di più di quello che non si colga inizialmente: il coaching strategico è letteralmente strategico è dalla A alla Z.

Quando è utile il supporto di un coach, quindi?

Ogni volta che hai bisogno di fare chiarezza, lasciare alle tue spalle confusione o delusione e concretizzare le tue azioni verso i risultati.

Ci stai pensando? Contattami 😉

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