Smartphone, social, connessione “quando vuoi, dove vuoi”.

Viviamo in un’epoca così.

Un’epoca in cui hai a disposizione così tante informazioni da perdertici dentro.

L’alta quantità di dati che riesci a reperire, poi, non corrisponde sempre all’alta qualità.

Perché un conto è la facilità di individuare informazioni, un altro quello di comprenderne l’effettiva ricchezza, soprattutto se in un contesto che conosci poco.

Una delle criticità più insidiose che ti trovi ad affrontare si manifesta a causa delle distorsioni cognitive che incontri lungo il cammino.

Quelle ad opera del tuo cervello e quelle ad opera del cervello di chi produce contenuti.

Sarebbe fantastico individuarle, ma raramente è facile.

Un tema interessantissimo che puoi esplorare per riuscirci è quello dei bias.

Per bias cognitivo si intende una valutazione automatica, spesso un pregiudizio, che spesso è ben diverso dalla realtà.

Il bias nasce da un’interpretazione, quasi sempre sbagliata, dei dati a disposizione che induce appunto in errore.

Se ti va di approfondire il tema, trovi in rete ottimi contenuti di Kahneman (Thinking Fast and Slow) o di Borzacchiello (HCE).

I bias sono tantissimi e la ricerca per individuarli in continua “evoluzione”.

Te ne parlo perché incidono fortemente sulla effettiva valutazione delle informazioni che reperisci. Sul riuscire cioè a comprendere se il contenuto dell’informazione è valido oppure no.

Meritano quindi un maggiore approfondimento.

Quando ti mancano le conoscenze in un campo, ma hai bisogno di trovare notizie, ad esempio, come fai a capire se quelle che hai trovato meritano e sono davvero affidabili oppure no?

Una volta verificate le fonti, ti appoggi a valutazioni fatte da altri, magari da contatti fidati? Oppure ti basi solo sulla tua personale ricerca?

In ogni caso incorri in possibili errori di giudizio sulle fonti o sulla tua capacità effettiva di valutare contenuti sui quali ti manca una preparazione specifica.

Un altro equivoco possibile può nascere se chi eroga il dato si presenta come un grande esperto.

Pensi di aver trovato la soluzione più giusta e rassicurante?

Attenzione all’effetto Dunning-Kruger e all’errata percezione di sé che può avere l’autore del contenuto.

Come trovi su Wikipedia, infatti, “l’effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva ipotetica, a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità.

(…) La distorsione è legata al pregiudizio cognitivo della superiorità illusoria e deriva dall’incapacità delle persone di riconoscere la propria mancanza di capacità. Senza l’autoconsapevolezza della metacognizione, le persone non possono infatti, oggettivamente, valutare il loro livello di competenza”.

In parole semplici, chi si reputa molto bravo, anche se è un incompetente, potrebbe vendersi come un grande esperto di un argomento, ma allo stesso tempo saperne molto meno di quanto lui stesso non creda.

“So di non sapere” diceva Socrate all’estremo opposto.

Consiglio? Tienine conto durante le tue prossime esplorazioni sul web.

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